n.38 - Diario di pesca

Diario di Pesca #38
21 Maggio 2005
Il primo dentice della mia stagione di pesca primaverile 2005 è stato infilzato
dall’asta del Superjedi, ieri 21 maggio, sulla secca dei Monaci in condizioni
veramente inusuali.
Il giorno precedente avevo ricevuto la notizia del generale avvistamento di
dentici nel corno nord est della Sardegna da un cliente bracconiere che “tiene
famiglia” e la contemporanea segnalazione della cattura di un grosso dentice
da parte di un pescatore subacqueo rientrato nel porto di Palau.
Alla cattura di ieri è seguito un’ora dopo un secondo avvistamento sulla secca
tra l’isola delle Bisce e l’isola della Pecora (al limite dei confini del parco di La
Maddalena) segnata ora da una meda galleggiante dopo che un sommergibile
atomico l’ha spianata strusciando e lasciando sul fondo gran parte dei pannelli
insonorizzanti.
I pannelli ora sono spariti, recuperati in gran segreto dopo che il fatto ha
creato il solito allarme sulla stampa locale per eventuali fughe di radiazioni
nucleari, ma i pesci non sembrano averne sofferto ed io, diffidando dei test
scientifici delle autorità preposte al monitoraggio radioattivo, considero la
presenza di pesci sani e vivaci alla stessa stregua del “test del canarino” per
verificare le fughe di gas in una casa.
I primi dentici perciò sono arrivati a colonizzare le secche in condizioni a dir
poco inquietanti per la presenza di un abbondante plancton che rende l’acqua
di un colore verde scuro e man mano che si scende sul fondo dalle sfumature
marroni.
Ho analizzato in un articolo specifico redatto col “cavaliere JEDI” Cossu le
particolari condizioni di eutrofizzazione delle acque sarde in questa primavera:
la società degli
Allevatori/Agricoltori (A/A) nella valle del Rodano riversa sul terreno quantità
esagerate di nitrati e fosfati che le piogge copiose delle tre stagioni autunno
2004, inverno2004-2005/primavera 2005 hanno trasferito in mare e trascinato
lungo le coste della Corsica e della Sardegna con la corrente dominante del
Tirreno che dal golfo del Leone scende verso sud. Queste sostanze sono un
fertilizzante per ogni forma vegetale.
Il fenomeno, col passare degli anni, è sempre più evidente per chi si immerge
con continuità nel Tirreno, ma talmente internazionale da colpire interessi
troppo grossi ed è meglio non parlarne o scriverne anche sulle pubblicazioni
della SIBM (Società italiana di Biologia marina), meglio proibire la pesca
subacquea in qualche altra area protetta e convincersi che così si è tutelato
l’ambiente marino.
La società dei Cacciatori-Raccoglitori ha lasciato intatto il pianeta nel suo
equilibrio naturale, ma ora paga la sconfitta nei confronti degli Allevatori-
Agricoltori che hanno bruciato le foreste alterando il clima, inquinato i terreni:
il degrado però è evidente e c’è bisogno di dare la caccia agli “untori” di coloro
che distruggono l’ambiente naturale, ci siamo noi, eredi naturali di un istinto -
tradizione antica, pochi e disorganizzati, di fatto e per la cultura dominante,
perdenti.
Ci hanno imposto le loro leggi ora ci addebitano le maggiori colpe del mutato
equilibrio faunistico escludendoci, unici tra i pescatori, da tutte le zone delle
aree marine protette, dimenticando che la pesca professionale (figlia della
cultura dell’accumulo di risorse degli A/A) è l’unica vera responsabile
dell’impoverimento degli stokcs ittici (almeno così risulta dalle ricerche della
FAO, UNICA ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE di controllo delle risorse di
alimenti sul pianeta) attività, questa, ciò nonostante, consentita nella maggior
parte di parchi ed aree marine protette.
Stendiamo un velo pietoso, su queste considerazioni, viviamo tempi di grandi
manipolazioni culturali, alla fine ci verranno i sensi di colpa e ci troveremo
come Bucher o Cottu che dopo aver ammazzato tonnellate di cernie ora le
carezzano e inorridiscono di fronte alle immagini dei miei video di caccia.
Un cardellino sta scacciando dal territorio la sua immagine riflessa beccando
sul vetro a specchio di fianco al mio computer, forse anche gli umani cercano di
scacciare queste immagini riflesse nella propria coscienza, ma il cardellino non
ha l’intelligenza per capire quale verità sta dietro la sua immagine, che non si
tratta di un rivale, gli uomini di buona volontà invece dovrebbe distinguere
l’immagine riflessa dalla realtà…
In una giornata di sole col mare appena increspato da una brezza, ancoro in
mezzo ai segnali delle nasse di un amico pescatore professionista, calate per le
tanute, nuoto contro corrente verso il cappello sud della secca.
Immerso, strisciando tra ciuffi di mucillaggine che ricoprono il sommo più alto,
proprio sopra le lamiere del relitto, aguzzando la vista e guardando verso il
basso, metto a fuoco un sarago maggiore di taglia spropositata.
Il fondo è meno luminoso di dove mi sono appena appostato, le radiazioni
luminose sono assorbite dalla sospensione e la colorazione verde dell’acqua
assume tonalità molto più scure.
Le mie osservazioni dei giorni precedenti, però, hanno portato a constatare
che, in queste condizioni, per ragioni comprensibili i pesci tendono a
concentrarsi in alcuni punti del fondo, associandosi, nel controllo del territorio
con più occhi e più sensi in allerta.
Infatti una macchia scura a mezz’acqua e le bocche bianche di alcune tanute
dalla livrea color pervinca mi avvertono che il sarago non è solo.
Il pesce si è ammucchiato sulla parte sopracorrente, il dentice e gli altri pesci
sono immobili, il flusso dell’acqua in movimento rimbalza sulla parete di roccia
e non li trascina via come invece fa su una varietà di ctenofori che si
mantengono alti nella colonna d’acqua con le loro luminarie fosforescenti di
bioluminescenza e scavalcano il cappello, alcuni strisciando sulla mia muta.
Lo guardo con cupidigia cercando di capire il suo comportamento: le tanute e il
sarago hanno percepito la mia presenza, per una ragione insondabile questo
grosso sparide mi ignora.
Inutile sperare in una cattura all’aspetto, nell’acqua fredda e torbida ho già
verificato che lungo le nostre coste non funziona!
Sarago e tanute sono rimasti alla larga dal mio appostamento, l’esperienza mi
dice che non ho molto tempo per giocare le mie carte, scivolo
impercettibilmente lungo la parete e allineo sulla preda l’arma più potente che
abbia mai costruito, intanto cerco di valutare le distanze nell’irreale colonna
d’acqua ricca di sospensione.
Mi stacco dalla parete, il dentice gira appena la testa nella mia direzione,
sarago e tanute sono spariti, la mia mano impugna la lama del “
Matador”nell’arena virtuale che fin dalle origini della nostra specie ci pone
contro gli animali di cui ci nutriamo. Anche il toro prima di morire gira la testa
e le sue terribili corna verso l’uomo che lo “mata”.
Non vedo l’asta partire, non vedo l’impatto, solo la sua reazione in
un’esplosione di specchiate.
Stringo forte l’impugnatura e risalgo verso la superficie, ma non sento più la
reazione del pesce, solo la sagola che svolge il mulinello. Esercito un leggero
strattone sul filo, il dentice s’era puntato col muso contro una roccia e liberato
dal vincolo risale con spirali che mi allagano di piacere.
Sono pervaso d’emozioni e pensieri razionali, tutto m’esplode dentro come un
fuoco pirotecnico: dopo tanti magri carnieri come sarà contenta la mia donna,
sfiletterà la preda per mangiarla cruda, con la testa ne farà un buon sugo…
Dividerò la carne a tavola col mio compagno di pesca d’oggi, Fulvio, ieri è
passato dalla cantina di Monti…L’asta nonostante il tiro perfettamente
ortogonale al fianco del pesce è entrata in diagonale nel corpo, il dentice ha
percepito la massa dell’asta in arrivo e ha cercato di schivarla…In superficie il
sole scalda il corpo infreddolito…Al tramonto della mia vita mi aspetta una
splendida stagione di caccia!